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ROCCA DI MONTECCHIO EMILIA
La Rocca rappresenta senza dubbio uno dei castelli più notevoli
della valle d'Enza e certamente la principale emergenza architettonica
di Montecchio. Posto agli inizi della pianura vicino al fiume garantiva
gli accessi alla zona collinare consentendo un efficace controllo
dei territori limitrofi. Una primitiva fortezza è forse da
fare risalire all'età matildica o post-matildica (XI-XIII
secolo) ma è solo dalla seconda metà del '200 che
si può parlare di un vero e proprio fortilizio smantellato
nel 1317 da Gilberto da Correggio. Al condottiero Alberico da Barbiano
è assegnata dalla tradizione la costruzione della "Rotonda"
-oggi di proprietà privata-opera ancora visibile nella sua
circonferenza con buona parte delle caditoie. Nel 1426 si ha notizia
di riparazioni alla rocca eseguite da Agnolo della Pergola. Tra
il 1437-'38 il castello viene fortificato con la sistemazione delle
fosse. Nuovi interventi risultano per tutta la metà del sec.
XV con continue opere di rafforzamento e restauri diretti dagli
ingegneri Accorsio e Guglielmo da Fano. Grossi bastioni, cortine
e fossati sono realizzati durante l'occupazione di Guido Torello
di Torrechiara ed ancora dagli Estensi nel 1486 e 1495 con il contributo
dell'architetto Biagio Rossetti: si trattò di un'imponente
ricostruzione degli apprestamenti difensivi portando lo sviluppo
delle mura ad un perimetro di oltre 1300 metri e destinando la nuova
area recintata all'urbanizzazione civile che caratterizzerà
l'impianto del centro storico.
Nel 1536 si rafforzano le mura con innalzamento dei merli, ricostruzione
di archibugiere e riparazione dei torrioni con le cannoniere e le
fosse. Diverse opere sono realizzate soprattutto alla metà del secolo
XVI con il concorso dei maestri muratori Cesare e Leonello Agazzi
ferraresi, Tommaso Casteldardi reggiano, Matteo Alghisio da Carpi,
Antonio Maria Natoli di Parma. Altri rinforzi e sistemazioni seguono
nel corso del secolo XVIII. Nel 1752 in una sala presso la galleria
di collegamento nel castello con la "Rotonda" è allestito un piccolo
teatro. Dalle relazioni dell'ingegnere ducale Ludovico Bolognini
nel 1775 e 1789 la rocca appare in cattive condizioni. Con i restauri
del 1813-’23 è anche costruita la sequenza dei portici verso la
piazza. Nel 1947 viene coperto il cortile d’armi interno. La rocca
chiude il lato di ponente dell'abitato trovandosi al centro di un
vasto recinto fortificato o cittadella con muratura a scarpa e bastioni
rotondi agli angoli. La struttura forma un quadrilatero irregolare
con cortile interno, derivato da interventi di epoche successive.
Il complesso si deve dividere in due parti distinte, una datazione
più recente rappresenta dal sistema di difesa della cinta muraria
del centro storico e dalla cittadella, una seconda più antica rappresentata
dalla Rocca. L'edificio principale, attorno al quale si evolve la
rocca di Montecchio, è rappresentato dalla torre grande, il mastio
o torre dell'orologio sita nell'angolo nord-est. Questa, costruita
e modificata a più riprese, ha indubbiamente origini antichissime
come testimoniano i paramenti murari del primo e secondo livello.
Attorno alla torre sorsero diverse cinte murarie, via via potenziate
con addizioni di opere militari che portarono il castello ad assumere
la sua attuale forma e dimensione. Alla torre grande si raccorda
una torre piccola, tra loro collegate a livello di piano terra e
primo piano da un sistema articolato di volumi prospettanti sul
cortile interno. Entrambe le torri sono provviste di un giro completo
di piombatoi e di merlatura ghibellina ricoperta da tetto. Sono
ancora osservabili tratti di mura di cinta con le basi dei tre torrioni
perimetrali e residui della fossa.
Recenti prospezioni e saggi, hanno portato alla scoperta di interessantissimi
reperti archeologici tra cui un vasto sepolcreto di epoca altomedievale
con tombe a cassa e a fossa, antiche fondazioni e strutture collegabili
ad attività produttive, tra cui una "calcara", certamente preeesistenti
alla costruzione del primo circuito difensivo dell'attuale castello
(XIII secolo), di cui si sono rinvenute le strutture della porta
verso il borgo. Il più esteso circuito ciruito delle mura urbane,
di cui rimangono parti delle cortine, era costituito da un muro
a scarpa con torri quadrate agli angoli e rompitratta lungo i lati;
vi si aprivano due accessi: la porta Vecchia a settentrione, demolita
nel 1874 e la porta Nuova, sita all'inizio di via Veneto verso sud,
abbattuta nel 1902. Nell'arco di questo periodo sono inoltre ridotte
le stesse mura.
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